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Accusato di atti persecutori, estorsione e lesioni: arrestato Renato Boager.

Coinvolto nelle vicenda anche un uomo di Avola, recatosi a Pachino e armato con una mazza da baseball per una punizione "familiare"

Pubblicato il 10/02/2018

Accusato di atti persecutori, estorsione e lesioni: arrestato Renato Boager.

FONTE QUI Agenti della Polizia di Stato, in servizio al commissariato di Pachino, diretti dal vice questore aggiunto Maria Antonietta Malandrino, ieri, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, hanno tratto in arresto Renato Boager (1965), di Pachino, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di estorsione, atti persecutori e lesioni. Nella circostanza, R. D. (classe 1988), è stato sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Avola, per l’accusa di lesioni. L’indagine è scaturita alla fine dello scorso anno quando, la sera del 12 ottobre 2017, la vittima (classe 1954), dopo aver parcheggiato la propria autovettura nel cortile di pertinenza della propria abitazione, veniva aggredito da uno sconosciuto armato di una mazza da baseball. Mentre l’aggressore gli sferrava alcuni colpi di mazza indirizzati alla testa, grazie alla straordinaria prontezza di riflessi, la vittima poneva in essere una strenua difesa, che gli consentiva di sottrarsi ai colpi sferrati con inusitata violenza, mettendo in fuga il suo aggressore. Questi, nel darsi alla fuga, perdeva l’arma e una scarpa. Grazie alla propria reazione la vittima non riportava gravi conseguenze e un solo colpo lo feriva alla testa, mentre tutti gli altri lo raggiungevano in altre parti del corpo. L’immediato intervento della Polizia consentiva di acquisire le immagini fornite da alcune telecamere installate nei pressi del luogo dell’agguato, che consentivano la ricostruzione della dinamica dell’evento e l’identificazione dell’autore del reato. Infatti, si notava come un giovane incappucciato si fosse appostato in attesa della vittima e, appena arrivava, gli piombava alle spalle usando la mazza da baseball per colpirlo alla testa. Sebbene si fosse coperto il capo con il cappuccio della felpa che indossava, durante la fuga gli scivolava il copricapo lasciando scoperto il volto. La vittima, che lo aveva visto in faccia, lo riconosceva in R. D. Le indagini, avviate tempestivamente, necessitavano di ulteriori approfondimenti giacché dalla denuncia presentata dalla parte offesa si comprendeva che R. D. era solo l’autore materiale dell’agguato, ordito certamente da altro soggetto. Infatti, le investigazioni, anche di natura tecnica, sin dalle prime battute, facevano emergere che il movente del delitto derivava da motivi di eredità nell’ambito della sfera familiare. L’agguato era l’atto conclusivo di una serie di pretese di danaro che la vittima aveva subito da parte del cognato Renato Boager. Questi non riusciva a perdonare la sorella e il cognato per la decisione di andare a vivere a Siracusa, rinunciando alla cura dell’anziana madre, che dopo la morte del padre, per anni, avevano assistito in maniera esclusiva. Infatti, a causa di impegni familiari l’onere di accudire l’anziana madre era ricaduto in capo al fratello Renato. I familiari, però capivano che il mal celato interesse di Boager era quello di entrare in possesso dei beni della madre, e del danaro che a suo avviso doveva essere contenuto nel libretto di risparmio della donna. Infatti, Boager iniziava a maturare un incontenibile rancore quando capiva che nessuna somma, relativa alla pensione percepita dalla madre negli ultimi anni, era depositata nel libretto di risparmio. L’uomo, rifiutandosi di comprendere che la pensione ammontante a 600 euro mensili, era servita per l’accudimento della madre e per le spese di mantenimento dell’abitazione di sua proprietà, iniziava a pretendere i risparmi inesistenti del libretto della madre, metteva in atto tutta una serie di minacce estorsive contro i congiunti, costringendoli a consegnargli la somma di 4 mila euro, pur di interrompere le persecuzioni da parte del cognato, che erano iniziate già nel mese di agosto. Questi, invece, verosimilmente non soddisfatto della somma ricevuta, assoldava un sicario per punire il cognato. Il tentativo realizzato da R. D., esecutore materiale dell’atto, fortunatamente non si realizzava nella sua completezza, ma in conseguenza di ciò le vittime, per salvaguardare la propria incolumità, si vedevano costretti a trasferirsi definitivamente a Siracusa, abbandonando la casa, le proprietà e le amicizie. Non ancora pienamente soddisfatto di avere allontanato la sorella e il cognato, Boager iniziava a prendere di mira e perseguitare anche il proprio fratello e la di lui moglie, costretti anch’essi a vivere nel terrore, per motivi riconducibili ai buoni rapporti che li legano alla famiglia del cognato. L’indole protesa a fare ricorso alla violenza, fanno di Boager un personaggio capace di avvalersi anche di terzi per realizzare i crimini, come si evince dalle indagini che hanno portato il Commissariato a depositare una informativa in cui gli indizi sui reati ipotizzati, che si desumono dalle riprese e dalle dichiarazioni dei testimoni, hanno portato la Procura della Repubblica a richiedere al competente GIP, l’applicazione della misura cautelare nei confronti degli indagati Boager e R.D., le cui condotte sono state valutate diversamente dal GIP che ha disposto il carcere per Boager, anche in ragione dei maggiori reati commessi e dei precedenti penali; mentre ha ritenuto sufficiente l’applicazione della misura dell’obbligo di dimora nel comune di Avola per R.D. per il reato di lesioni. GUARDA IL VIDEO


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