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L'inchiesta sul voto di scambio, il genero di Crapula su Gennuso: «Non lo conosco»

Accusati di voto di scambio con la mafia: gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda.

Pubblicato il 06/05/2018

L'inchiesta sul voto di scambio, il genero di Crapula su Gennuso: «Non lo conosco»

«Nessun accordo con Gennuso, mai partecipato a cene o a pranzi elettorali e poi nemmeno lo conosco». Ha rotto il silenzio Francesco Giamblanco, 31 anni, genero del boss Michele Crapula, arrestato il 16 aprile dai carabinieri del Nucleo investigativo, insieme al parlamentare regionale Pippo Gennuso ed a Massimo Rubino, 49 anni, accusati di voto di scambio con la mafia. E lo ha fatto, attraverso il suo legale, Antonino Campisi, nel corso dell'udienza al Tribunale del Riesame di Catania _ che deciderà nelle prossime ore sulle istanze di scarcerazione presentate dai difensori degli indagati. «Abbiamo prodotto - spiega il legale di Giamblanco, Antonino Campisi - una documentazione importante, cioè le schede elettorali del mio cliente, della sua famiglia, moglie compresa, e dei parenti della sua consorte. Ebbene, attestano che nessuno di loro si è presentato al seggio per esprimere la propria preferenza. Insomma, Gennuso non è stato votato e questo dimostra l’inesistenza di un accordo elettorale». L’assunto della difesa di Giamblanco è che se vi fosse stata una compravendita di voti la famiglia dell’indagato sarebbe andata in blocco a votare. Di tutt’altro avviso sono i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catania ed i carabinieri del Nucleo investigativo, al comando del capitano Enzo Alfano, per cui attraverso Massimo Rubino, con il ruolo di intermediario, il gruppo dei Crapula e Gennuso avrebbero raggiunto un’intesa: 500 preferenze, al prezzo di 50 euro ciascuna. Uno dei punti chiave dell’inchiesta è rappresentato da un’intercettazione ambientale del 13 ottobre, in occasione di una sgambata in bicicletta di un gruppo di ciclisti in cui c’erano Giamblanco e Rubino. Quest’ultimo avrebbe proposto di sostenere Pippo Gennuso, ottenendo il consenso, secondo gli inquirenti, degli altri. E, nella ricostruzione dei carabinieri, sarebbero stati elencati una serie di impegni che il candidato di Rosolini avrebbe dovuto assumersi, come migliorare il manto stradale di contrada Tivoli. Frasi che i carabinieri attribuiscono a Giamblanco che nella stessa conversazione avrebbe paventato la possibilità di realizzare delle maglie con la scritta «Crapula-Gennuso». Una ricostruzione del tutto rigettata dallo stesso trentunenne e naturalmente dal suo difensore che ha espresso un’altra chiave di lettura. «Si trattava di uno scherzo, quel gruppo di ciclisti si stava prendendo gioco di Massimo Rubino - spiega l’avvocato Antonino Campisi - che stava facendo campagna elettorale per Gennuso. E sono saltate fuori quelle frasi che, però, devono essere contestualizzate in una situazione burlesca. A tal proposito, abbiamo depositato le testimonianze degli altri ciclisti che confermano questa nostra ricostruzione. Insomma, non c’è stato, nella maniera più assoluta, alcun accordo e confidiamo nel giudizio del Tribunale del Riesame. Inoltre, in merito alla posizione di Francesco Giamblanco va detto che si tratta di un incensurato, non ha mai avuto problemi con la giustizia». Nelle prossime ore, già nella giornata di domani, i giudici del Riesame si pronunceranno e sarà quello un banco di prova importante sulla tenuta delle accuse dei magistrati e dei carabinieri. Scritto da Gaetano Scariolo e tratto dalla pagina Facebook "Tutto su Noto".


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