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Processo per mafia "Araba Fenice": in 9 chiedono il rito immediato.

Per gli inquirenti il gruppo avrebbe influenzato anche l'attività amministrazione del Comune di Pachino.

Pubblicato il 10/01/2019

Processo per mafia

La mafia al mercato ortofrutticolo, avevano deciso di puntare i riflettori sull’agro-alimentare per fare facile business ma furono beccati a fare estorsioni aggravate dal metodo mafioso da maggio 2015 fino a maggio 2017. Secondo i magistrati della Dda di Catania il clan Giuliano condizionava le attività economiche della zona sud. Nel processo in corso gli indagati hanno deciso di rinunciare all’udienza preliminare, chiedendo di essere sottoposti al giudizio immediato 9 dei 30 indagati coinvolti nell’inchiesta antimafia denominata «Araba Fenice» sul controllo del mercato ortofrutticolo di Pachino da parte del clan Giuliano. Saranno processati il presunto boss di Pachino, Salvatore Giuliano, 65 anni, il figlio Gabriele, 33 anni, il consigliere comunale di Pachino, Salvatore Spataro, 59 anni, i fratelli Aprile, Claudio, 35 anni, Giovanni, 40 anni, e Giuseppe, 41 anni, Antonino Cavarra, 59 anni, Maria Sanguedolce, 30 anni, e Alex Greco, 30 anni. La loro posizione è stata così stralciata dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Catania mentre per gli altri 21 indagati è stata fissata un nuova udienza, il 21 febbraio, «in attesa – spiega l’avvocato Giuseppe Gurrieri, difensore dei fratelli Aprile e di altri indagati – che vengano depositate le motivazioni dei pronunciamenti della Cassazione che di volta in volta hanno annullato i provvedimenti cautelari del tribunale del Riesame di Catania». Alla sbarra ci saranno i personaggi chiave di questa inchiesta, coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catania e conclusa nel luglio scorso dagli agenti della Squadra mobile di Siracusa con l’arresto di 19 persone. Da quanto emerso nell’inchiesta, i produttori agricoli avrebbero dovuto consegnare la merce ai vertici dell’azienda «La Fenice» che, a loro volta, con metodi intimidatori, secondo gli inquirenti, avrebbero convinto i centri di distribuzioni ed altri commercianti a comprare da loro. Secondo la Dda di Catania, il gruppo avrebbe anche preteso il pagamento di una provvigione come corrispettivo di una presunta mediazione contrattuale svolta tra produttori e commercianti. Per gli inquirenti, il gruppo sarebbe stato capace di influenzare anche l’attività amministrativa del comune di Pachino, al centro di un’ispezione della commissione di inchiesta prefettizia per accertare se vi sono profili di scioglimento per infiltrazioni mafiose. Fonte: www.libertasicilia.it


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