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Nevicata a Pachino: in 150 hanno chiuso i battenti.

Gazzetta Del Mediterraneo incontra Aldo Beninato portavoce di piccoli produttori e Presidente ASSER.

Pubblicato il 17/01/2019

Nevicata a Pachino: in 150 hanno chiuso i battenti.

Scritto da Tury Moncada per www.gazzettadelmediterraneo.it - Pachino. “A 4 anni dalla fatidica nevicata di capodanno l’unica cosa certa che rimane sono le speranze disattese e almeno 150 padri di famiglia che hanno chiuso battenti”. A parlare è Aldo Beninato già presidente dell’Asser e ormai da anni portavoce dei piccoli produttori, di coloro cioè che fino a qualche anno fa riuscivano a campare le famiglie con quelle poche migliaia di metri di serre che sfamavano interi nuclei familiari. Un fenomeno oggi quasi impossibile viste le avversità e l’evolversi dei mercati. Tra le avversità di certo vanno di pari passo la nevicata del Capodanno 2015 e l’inconcludenza di una classe politica e dirigente sempre brava a bandire proclami ma poco incline a rispettare le attese. Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2014 una fitta coltre di neve, come mai nella storia di Pachino, scese dal cielo devastando ettari ed ettari di produzione agricola in serra. Chi ne fece le spese furono principalmente i piccoli produttori agricoli con imprese a conduzione familiare e serre in legno. Ci fu chi promise un ristoro immediato per chiunque avesse subito danni. Ci furono interminabili caroselli politici. Ci sono stati i proclami. Ma la realtà è un’altra ed è sconvolgente. “Di oltre 300 aziende che subirono danni, più della metà erano piccoli produttori con serre costruite in legno che all’epoca non potevano neppure essere assicurate. Tutti piccoli produttori che con qualche migliaio di metri di serre mantenevano le famiglie. Oggi che fine hanno fatto? Hanno chiuso battenti, una vera e propria decimazione. Quelli più fortunati fanno gli operai in altre aziende, lavorano insomma ‘a giornata’, quando il lavoro c’è. -Spiega Aldo Beninato -. La quasi totalità di queste aziende, quelle con le serre in legno per intenderci, non ha avuto e non avrà un solo centesimo di rimborso. Intanto perché si doveva avere la capacità economica di ricostruire di tasca propria ma noi stiamo parlando di agricoltori che riuscivano appena ad arrivare a fine anno. Molti di loro poi non erano e non sono tutt’ora bancabili a causa dei debiti protratti negli anni per colpa di crisi e mercati. Tra l’altro i danni della nevicata, e dunque i soldi dei contributi, venivano conteggiati sul valore delle serre in legno mentre l’obbligo era di ricostruire in ferro ma si sa che il costo della struttura in ferro è più del doppio del legno. Una cosa assurda”. Di quella triste vicenda dunque rimane l’amarezza della devastazione. “E’ proprio così – conclude Aldo Beninato – All’epoca si fecero mille proposte ma sin da subito capimmo che ad accedere ai contributi sarebbero stati soli poche aziende in buone condizioni economiche. Tra di noi spesso ne parliamo e riteniamo che almeno 150 padri di famiglia non ce l’hanno fatta. Hanno gettato la spugna, hanno chiuso per sempre oberati dai debiti e dall’amarezza di essere rimasti da soli. Capimmo insomma che per i piccoli produttori in difficoltà economica con serre il legno non ci sarebbe stato scampo. Sono passati 4 anni dalla nevicata di capodanno e purtroppo devo ammettere con rammarico che abbiamo avuto ragione”.


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